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Tornare a sorridere

  • Francesca
  • 15 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Dal Viaggio Repubblica Dominicana

Di Francesca


Io sono Francesca e sono partita con un unico obiettivo: tornare a sorridere.


Forse è strano pensare che si possa partire per un viaggio con un obiettivo così semplice. Non volevo cambiare vita, non avevo un elenco di cose da fare o un posto preciso in cui speravo di ritrovare qualcosa. Avevo solo bisogno di una “svegliata”.


Avevo bisogno di uscire, anche solo per un po’, da una vita che negli ultimi anni mi era diventata sempre più stretta.


Ho passato quattro anni tra alti e bassi, ma soprattutto negli ultimi due ero perennemente triste e insoddisfatta.


Pensavo di essere uno schifo di persona e avevo iniziato a guardare me stessa attraverso questa convinzione. Ero intrappolata in una relazione che, mentre io pensavo fosse la mia unica ragione per sorridere, era invece la causa della mia anima completamente spenta.

La cosa strana è che, quando sei dentro qualcosa da tanto tempo, a volte non ti accorgi nemmeno più di quanto ti stia facendo male.

Io avevo smesso quasi di chiedermelo.


Ero senza amici e trascorrevo il mio tempo a lavorare pur di non pensare a nulla. Riempivo le giornate, cercavo qualcosa da fare, qualsiasi cosa, perché fermarmi significava inevitabilmente ritrovarmi con tutti quei pensieri che cercavo di evitare.

Poi ho deciso di partire.


E insieme alla decisione sono arrivate anche tutte le paure che avevo cercato di non ascoltare.


Non sapevo se sarei riuscita ad aprirmi, se sarei riuscita a godermi a pieno tutte le esperienze, se sarei riuscita a stare bene con persone che non conoscevo.

Ma soprattutto avevo un pensiero fisso, uno di quelli che mi accompagna da anni:


“Ma piacerò alle persone con le quali viaggerò?”


Perché sì, questo è il mio pensiero fisso da anni ormai.

Pensare al pensiero altrui ancor prima del mio. P

rima ancora di chiedermi se una cosa piace a me, mi chiedo cosa ne penseranno gli altri. Prima di capire come mi sento, penso a come mi stanno vedendo.

E così sono partita con questa domanda in testa.


Non sapevo ancora che sarebbe stato proprio il viaggio a farmi capire quanto quella domanda avesse occupato spazio nella mia vita.


Poi sono arrivate le persone.

E, fin da subito, qualcosa è stato diverso da come me lo ero immaginato.

Ho trovato persone che mi hanno aiutata, capita, compresa e coinvolta.

Non dopo avermi conosciuta per mesi, non dopo aver imparato a capire come sono fatta.


Quasi da subito.

Con una delicatezza che mi ha lasciata spiazzata.

Io ero partita pensando che sarei stata io a dover trovare il modo di inserirmi, di piacere, di farmi conoscere. E invece mi sono ritrovata in mezzo a persone che mi hanno semplicemente fatto spazio.


Piano piano ho iniziato a sentirmi a mio agio.

E più passavano i giorni, più mi accorgevo che quella domanda che avevo portato con me stava diventando sempre meno importante.

Mi hanno fatto capire che non c’è tempo per pensare continuamente a come risultiamo agli occhi degli altri. Che non c’è motivo di stare a rimuginare su cose ormai successe.

Vanno affrontate e capite, sì, ma poi bisogna andare avanti, sorridendo e divertendosi.

E io avevo bisogno proprio di questo.

Avevo bisogno di ricordarmi che potevo ancora divertirmi.


A 21 anni sono stata per la prima volta a ballare. Ho bevuto alcol, in modo coscienzioso haha, ho ballato e ho riso con un gruppo di persone che, nel frattempo, sono diventati amici.

E mi sono divertita davvero.

Questa cosa, detta così, può sembrare quasi normale.

Ma per me non lo era.

Perché quando passi tanto tempo a stare male, anche una risata può diventare qualcosa che non riconosci più.

E io, durante quel viaggio, ho riso tanto.


Ho avuto modo di stare con un gruppo di persone e, per me, è stato stranissimo.

A 21 anni non ho mai avuto così tanti amici. Mi sono ritrovata a condividere giornate, esperienze, risate e momenti con persone che fino a poco prima non conoscevo nemmeno.

E mi sono accorta che mi mancava.

Mi mancava tantissimo.


C’era però una frase che continuava a vivere dentro di me:

“Ma faccio veramente così schifo come persona?”


Me la sono portata dietro per moltissimo tempo.

A forza di ripetermela, era diventata la verità.

Non mi chiedevo più se fosse vero.

Lo davo per scontato.

Poi, durante il viaggio, abbiamo iniziato a parlare davvero. A raccontarci le nostre storie, quelle cose che normalmente non racconti a una persona appena conosciuta.

E io ho raccontato la mia.


Mi ha stupito il modo in cui tutti rimanevano scioccati dalle mie parole.

Il modo in cui mi dicevano che sono forte. Il modo in cui si emozionavano mentre ascoltavano quello che avevo vissuto.


Io ero abituata a guardare la mia storia da un altro punto di vista.

Pensavo a tutto quello che avevo sbagliato, a tutto quello che avrei potuto fare diversamente, a tutte le volte in cui mi ero sentita una persona sbagliata.

Loro, invece, ascoltavano e vedevano una persona forte.

E questa cosa mi ha spiazzata.


Perché quando qualcuno che ti conosce da così poco tempo riesce a vedere qualcosa di te che tu non riesci più a vedere da anni, inevitabilmente inizi a chiederti se forse non hai sempre avuto ragione su te stessa.


Forse non ero quello schifo di persona che pensavo.

Forse avevo solo passato troppo tempo a giudicarmi.

Forse avevo dimenticato di guardarmi anche attraverso gli occhi di chi mi voleva bene.

E così, piano piano, quella domanda ha iniziato a perdere la sua forza.

Non perché qualcuno mi abbia dato una risposta.

Ma perché per la prima volta ho iniziato a metterla in discussione.

Grazie a questo viaggio, ma soprattutto alle persone che ho incontrato, sono riuscita a riscoprire me stessa.


La mia risata, la mia spensieratezza, la mia genuinità e la mia bontà.

Perché io questa sono.

Mi ero persa, ma ora piano piano sto ricominciando a trovarmi.

E forse la cosa più bella è che non mi sembra di essere diventata una persona diversa. È come se alcune parti di me fossero semplicemente rimaste ferme da qualche parte, aspettando di poter tornare fuori.


Le ho ritrovate senza cercarle.


In una risata, in una serata, in una conversazione, nel modo in cui mi sono sentita accolta da persone che fino a qualche giorno prima erano perfetti sconosciuti.


Le persone che ho incontrato rimarranno sempre nel mio cuore. Così come i posti che abbiamo visto e il modo di vivere delle persone locali, completamente diverso dal nostro ma bellissimo.

Ma quando ripenserò a questo viaggio, credo che saranno soprattutto le sensazioni a tornare.

La spensieratezza.

I sorrisi.

Il divertimento.

La bontà dei miei compagni di viaggio.

La protezione che ho sentito.

Il supporto.

L’amore che mi è arrivato durante questo viaggio.


Sono tutte cose che, in quel momento della mia vita, avevo bisogno di sentire.

E forse è proprio per questo che sono arrivate così forte.



Dopo questa bellissima esperienza posso dire di aver fatto la scelta più giusta del mondo proprio in questo momento della mia vita.

Non perché sia improvvisamente diventato tutto semplice, e nemmeno perché quattro anni possano sparire dopo un viaggio.

Ma perché adesso so qualcosa che prima non sapevo.

So che sono capace di superare il dolore.

So che sono forte come non credevo di essere.

E so che devo smetterla di giudicarmi e di sminuirmi.

Quest’esperienza è stata la più bella ed emozionante della mia vita.


E in primis ringrazio me stessa, perché nonostante tutte le paure e tutti i timori sono partita e mi sono goduta l’esperienza al mio massimo, RIDENDO E SCHERZANDO!


Cosa che ormai per me era diventata sconosciuta.

Ringrazio i miei compagni di viaggio, che sono stati spettacolari, ognuno con la propria storia, dalle quali c’è solo da imparare.


Ringrazio i posti che abbiamo visto e le persone locali, che hanno un modo di vivere la vita completamente diverso dal nostro, ma bellissimo.

E ringrazio tutto quello che questo viaggio mi ha lasciato.


Dentro di me sta crescendo una nuova Franci.


Forse non del tutto nuova, perché qualcosa stava già lì.

Qualcosa che adesso sta semplicemente riaffiorando.

E di questo sono super fiera.

Fiera di me.

Fiera di noi.


Non so cosa succederà adesso.

So che ci saranno ancora momenti difficili e che probabilmente tornerò a pensare troppo,

a dubitare di me stessa, a preoccuparmi di quello che gli altri pensano.


Ma prometto che cercherò di affrontare ciò che mi succede con gli strumenti che ho appreso da questa avventura e dalle persone che ho conosciuto.


E forse, quando tornerà quella domanda che per così tanto tempo mi ha accompagnata, proverò semplicemente a ricordarmi di questi giorni.

Del fatto che sono partita con la paura di non piacere.

E sono tornata sapendo di poter essere me stessa.

Del fatto che pensavo di essere uno schifo di persona.

E ho incontrato persone che mi hanno fatto vedere qualcosa di completamente diverso.

Del fatto che pensavo di aver perso la mia spensieratezza.

E a 21 anni sono tornata a ballare, a ridere, a scherzare e a divertirmi.

Forse non avevo bisogno di diventare una persona nuova.

Avevo solo bisogno di incontrare delle persone che mi permettessero di tornare a essere quella che ero.


La Franci che ride.

La Franci che si diverte.

La Franci che si lascia andare.

La Franci che, per una volta, prima di chiedersi “piacerò agli altri?”, può fermarsi e chiedersi:


“Io, invece, sto bene?”


E questa volta la risposta la conosco.

Sì.

Sto bene.


Tornare a Sorridere: Di Francesca giorgini
Foto di Francesca: Repubblica Dominicana

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