La mia Aurora
- Eleonora
- 16 feb
- Tempo di lettura: 4 min
Dal viaggio: Islanda On The Road
di Eleonora
Ci sono viaggi che iniziano con un biglietto aereo.
E poi ci sono quelli che iniziano molto prima, in un pomeriggio qualunque, dentro spazi troppo familiari, quelli che a volte non li vedi, ma iniziano a starti stretti.
“Dobbiamo fare un viaggio con Weroad.”
“Ma sei pazza? Io con degli sconosciuti in viaggio, lontane migliaia di chilometri da casa?”
Ecco, più o meno è cominciato così quello che oggi tengo tra i ricordi a me più cari.
E se non ci fosse stata lei, la mia pazza compagna d’avventure, la mia migliore amica, tutto questo non sarebbe successo, perché mi sarebbe mancato il coraggio.
Grazie, Carmen.
Era uno di quei periodi transitori, in cerca costante di un equilibrio che tardava ad arrivare, accompagnato da quella sensazione di infelicità continua. Non avevamo in mente una meta precisa, solo qualcosa che ci facesse staccare la spina e alleggerire i pesi quotidiani.
Il primo viaggio disponibile, compatibile con le nostre ferie, era lei: l’Islanda.
“Ma tu ce le vedi due come noi che vivono nell’estrema punta della Sicilia, in Islanda?”
Con lei non c’è mai tempo di troppe parole, né di fantasticare troppo su quante cose avremmo vissuto: la nostra iscrizione era già arrivata a destinazione.
Così, dopo poche settimane fatte di preparativi, tentativi disperati di far entrare tutto negli zaini, sacchetti sottovuoto, la mia ansia perenne e il suo entusiasmo alle stelle, era quasi arrivato il tanto atteso giorno.
Il gruppo WhatsApp con i nostri compagni d’avventura, le storie che iniziano a raccontarsi, le persone che cominciano a conoscersi.
E lei, la nostra coordinatrice, motore di tutto, sempre pronta a spronarti e supportarti.
Avete presente quelle mattine in cui l’adrenalina ti pervade e ti svegli prima che suoni la sveglia? Sei un mix di ansia ed eccitazione e non riesci a fermarti, né con la mente né con il corpo.
Semplicemente vai verso quella che senti con tutta te stessa, sarà una nuova avventura, un nuovo capitolo della tua vita. Finalmente partiamo.
Incontriamo in aeroporto Giacomo e Sara, i primi due sconosciuti con cui nasce subito una sintonia. Forse lì, per la prima volta, inizio a pensare che stavo facendo la cosa giusta.
Ricordo che, una volta fuori dall’aeroporto, la prima cosa a cui i miei occhi cercarono di abituarsi fu quella poca luce che filtrava dal cielo: colori indefiniti ma belli a modo loro, e quell’aria gelida che mi circondava.
Un’aria che sapeva di una libertà diversa.
L’entusiasmo era ancora alle stelle mentre ci dirigevamo verso quello che sarebbe stato il punto di partenza, la prima guest house dove tutti ci stavano aspettando.
“Ciao, piacere, io sono Eleonora. Tu?”
Iniziano sempre così le storie. Ma questa iniziava diversamente: quando ti capita di essere davvero te stessa e presentare la tua parte più vera in uno dei posti più magici del mondo?
Per la prima volta ero con i miei compagni di viaggio.
Non leggevo più i loro messaggi: ascoltavo le loro voci, guardavo i loro occhi.Tutti belli. Tutti alla ricerca di qualcosa.
Il nostro fu un viaggio on the road.
Ogni giorno zaino in macchina e tanti chilometri per raggiungere destinazioni diverse.
Le albe erano intensamente colorate, piene, lente. La mattina partivamo con le nostre canzoni preferite e ci raccontavamo vite lontane che, in quel mondo, non avevano più peso. Erano quasi ricordi sbiaditi. E viaggiavamo, viaggiavamo.
Per la prima volta davvero viaggiavo e sentivo cosa il viaggio stesse facendo accadere dentro di me.
Ho visto posti meravigliosi: montagne, ghiacciai, cascate capaci di farti rilassare solo guardandole. E poi neve, neve senza fine che, per chi come me è abituata al mare e al sole, sembrava un ritorno improvviso all’infanzia.
Ho scalato un ghiacciaio con gli scarponcini rotti, salvati all’ultimo con del nastro adesivo. E da quella semplice sventura mi sono ricordata che alla fine anche le cose rotte ti portano da qualche parte...
E se la meta è lì, con tutta te stessa puoi arrivarci, anche se il percorso avrà qualche impedimento.
Ho cercato e visto con i miei occhi l’Aurora boreale nel cuore della notte, su strade deserte e con un freddo agghiacciante. Uno spettacolo mai visto: limpida, maestosa, capace di cospargere il cielo di infiniti colori e farti sognare ad occhi aperti.
Ma chi me l’avrebbe mai detto?
Ricordo passeggiate immerse in un silenzio assoluto, la neve tra le mani, gli occhi che lacrimavano per il freddo ma mai stanchi di guardare quei paesaggi. E le notti con il mento all’insù, a osservare il cielo.
Dentro, finalmente, mi sentivo libera.
Felice.
L’Islanda, per me, è stata pace, silenzio, leggerezza, consapevolezza.
Abbiamo riso tanto: durante le scoperte del giorno, nei karaoke in macchina, nelle nostre cene a casa che sembravano tavolate tra amici di sempre.
Se, come me, avrete la fortuna di vivere tutto questo con buoni compagni e un’ottima coordinatrice, il gioco è fatto.
Ludmilla era lì con noi perché il suo lavoro, per lei, non era solo un dovere, ma profondamente ciò che è. Tutto quello che voleva fare: vivere il viaggio e farci vivere quella magia che il viaggio crea.
Anche per lei era la prima volta in Islanda, eppure sembrava conoscerla da sempre.
Non c’è mai stato un momento in cui ci abbia fatto esitare.
Diventa un’amica, una persona di cui ti fidi istintivamente. Poi i nostri cuori si sono aperti. Avevamo storie simili, un dolore simile alle spalle e lì sono stata grata di averla incontrata, perché mi ha aiutata a guardare oltre, a trovare una spinta per ripartire, sempre.
L’ultima sera ricordo pianti infiniti, perché era stato tutto troppo bello e troppo breve.
Non avevo mai provato emozioni così intense in così poco tempo.
Ma quindi è tutto davvero possibile?
Lo chiedevo a me stessa e a Carmen, che era lì insieme a me.
È stato davvero possibile.
Oggi porto quella settimana di gennaio come una delle pagine più belle del mio libro di vita.
Perciò, che abbiate o meno una compagna di viaggio, fatelo.
Armatevi di coraggio, sorrisi e buoni propositi.
Ma fatelo. E non ve ne pentirete.
Di Eleonora

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