Mono no aware, Komorebi
- Mirko
- 6 giorni fa
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
Dal viaggio: Giappone in Shinkansen
di Mirko
Il Giappone, per me, non è mai stato solo un paese.
È una sensazione che ritorna.
Non c’è stato un momento preciso in cui mi son detto: ok, partiamo!
Nessuna epifania, nessun colpo di scena. Solo la certezza, lenta e silenziosa, che quel viaggio doveva accadere.
Ho capito che era il viaggio giusto nel momento stesso in cui l’ho prenotato.
E quella sensazione non mi ha mai abbandonato, anche oggi che sono qui a scrivervi.
Amo il Giappone per la sua storia, per la sua cultura, per il modo in cui ha attraversato il cambiamento senza perdere la propria identità.
Un paese capace di trasformarsi senza smettere di essere se stesso.
Amo il rapporto che ha con la natura, il rispetto con cui cerca di preservarla, come se ogni albero, ogni tempio, ogni silenzio fosse qualcosa da custodire.
Non era la mia prima volta lì. Eppure, mentre mi avvicinavo alla partenza, era come se lo fosse. Prima di partire non stavo cercando una meta o un cambiamento radicale dentro di me come spesso si sente dire prima delle grandi partenze. Stavo cercando qualcosa che ancora adesso non saprei come definire.
Nella mia città mi sentivo spesso appesantito. Il rumore, le abitudini, il tempo che scorre sempre uguale.
Avevo bisogno di leggerezza, di un luogo in cui sentirmi libero.
Il Giappone, per me, è questo: uno spazio in cui il mondo sembra rallentare, in cui la pace non è un’idea, ma una presenza reale.
In quel viaggio tutto è stato intenso, non c’è stato un solo episodio che mi porto dentro.
Ogni luogo in cui sono stato. Ogni dettaglio osservato. Il lato spirituale. Quello naturalistico.
Ogni cosa sembrava dirmi: sei nel posto giusto.
Nei templi ho trovato qualcosa che non cercavo, ma di cui avevo bisogno.
Il silenzio. La calma. E poi c’erano le città, affollate, luminose, vive. Camminavo tra la gente, invece di sentirmi sopraffatto, provavo sollievo.
Come se, in mezzo a quel movimento continuo, ci fosse spazio anche per me.
Se mi riporto lì con il pensiero, mi rivedo tra gli edifici vivi e colorati che, lentamente, quasi in dissolvenza, lasciavano spazio alla natura. I neon rossi e gialli sbiadivano. Il verde prendeva il sopravvento. La luce filtrava tra le foglie degli alberi, mescolandosi all’odore dell’incenso.In quei momenti il tempo sembrava fermarsi.Il mondo parlava più piano. E io ascoltavo.
Forse, leggendo queste parole, potrebbe sembrare che in quei luoghi fossi solo.
Ma non lo ero.
Il Giappone fa questo: ti restituisce ciò che il mondo frenetico ti toglie, ridandoti la parte più autentica di te e quella di Essere conviviale quali siamo.
In quel viaggio ero con un gruppo di sconosciuti con cui ho attraversato questa terra meravigliosa per sedici giorni. Persone che auguro a chiunque di incontrare almeno una volta nella vita.
Con loro non condividevo solo luoghi, ma qualcosa di più profondo: sguardi, silenzi, risate, inciampi (in tutti i sensi).
Con loro avevo la sensazione di vivere qualcosa che non si sarebbe ripetuto nello stesso modo. Ma forse è proprio questo il bello del viaggio ed è anche ciò che, in fondo, il Giappone ti insegna.
Infatti se dovessi racchiudere questo viaggio in un titolo, una sola frase sarebbe riduttiva ma ne utilizzerei due giapponesi:
Mono no aware: La consapevolezza che tutto è destinato a passare. Quella lieve malinconia che nasce quando capisci che ogni cosa è fragile, e proprio per questo preziosa e
Komorebi: La luce che filtra tra le foglie degli alberi. Un momento irripetibile di bellezza e quiete, che esiste solo per chi sa fermarsi a guardare.
Tornando a casa, qualcosa in me sicuramente è cambiato.
Non in modo clamoroso. Ma inevitabile.
Un viaggio così carico di emozioni non può lasciarti uguale a prima.
Ho iniziato a guardare il mondo in modo diverso. A cogliere il bello anche quando tutto sembra “brutto”, anche quando ciò che mi circonda non è come lo desidero.
Beh arrivato fin qui, se tu che stai leggendo hai pensato di partire, fallo!
Non abbiate paura della distanza.
Il Giappone in questo caso può sembrare lontano, ma è un luogo capace di accoglierti, di farti sentire al sicuro, di regalarti una pace che non sapevi di cercare.
E se lungo il cammino avrete la fortuna di incontrare le persone giuste, compagni di viaggio e coordinatori capaci di rendere tutto più semplice, capirete una cosa: non starete solo viaggiando.
Starete scrivendo un nuovo capitolo della vostra storia.
Di Mirko

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