Il deserto è fatto per l'anima
- Paolo
- 20 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 2 giorni fa
Dal viaggio: Marocco, dalle città imperiali al deserto del Sahara
di Paolo
C’è stato un momento in Marocco che ha risuonato più forte degli altri.
È da lì che parte il mio capitolo. È lì che la mia storia di viaggio prende forma.
Il vento muoveva la sabbia come un respiro lento. Il gruppo era lontano, le voci si erano spente.
Davanti a me, solo sabbia color rame. Dietro di me, tutto il resto.
Ero da solo, in cima a una duna.
Ricordo il silenzio.
Ricordo il vento.
E le prime luci dell’alba che sembravano accogliere la mia presenza, come se il deserto sapesse che ero lì.
In quel momento ho sentito la sua forza attraversarmi, fin dentro le ossa.
Non saprei spiegare cosa fosse.
Non era gioia.
Non era tristezza.
Era qualcosa di più semplice e più vero: esserci.
Come se, per la prima volta dopo tanto tempo ,non dovessi essere altrove.
Non c’è stato un motivo preciso per cui ho deciso di partire.
In questo periodo della mia vita mi capita spesso di prendere uno zaino e andare, senza farmi troppe domande. Non perché voglia scappare,ma perché ho capito che, quando smetti di controllare tutto,succedono cose che non avevi previsto.
È così che ho conosciuto luoghi che tolgono il fiato e persone che entrano nella tua vita senza bussare.
Ogni viaggio mi ha lasciato qualcosa:a volte un ricordo,a volte una consapevolezza, a volte solo una sensazione difficile da spiegare.
Il Marocco non era una scelta programmata. Stavo pensando ad altre destinazioni, come mi era già successo altre volte. Poi, all’improvviso, la vita mi ha portato altrove.
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Mi piace pensare che funzioni così: la vita sceglie la musica,e noi decidiamo solo come ballare.
Quando sono tornato a casa, non mi sono sentito diverso in modo evidente.
Non è stato un cambiamento rumoroso. È stato silenzioso, come il deserto.
Non sono tornato con risposte, ma con domande diverse.
E con la sensazione che il mondo fosse un po’ più grande di come lo guardavo prima.
Mi sono portato dietro un cuore pieno. Di momenti. Di luoghi. Di persone.
E, senza accorgermene, ho iniziato a guardare le cose con uno sguardo leggermente diverso.
Con più apertura. Con meno fretta. Con meno paura di partire.
So che questo viaggio continuerà a lavorare dentro di me, anche col tempo. Non come un ricordo da raccontare,ma come qualcosa che resta, silenzioso, sotto la pelle.
Se questo viaggio fosse un capitolo della mia storia, lo chiamerei: "Il deserto è fatto per l’anima".
Perché il deserto non è stato solo un luogo attraversato. È stato uno spazio in cui ho sentito qualcosa che, forse, avevo bisogno di ascoltare.
Se stai leggendo queste righe, forse è perché, in qualche modo, ti riconosci.
Forse anche tu senti quella sensazione strana: non è voglia di scappare, è voglia di andare.
Non serve avere un piano perfetto. Io non ce l’avevo.
È bastato uno zaino, e la decisione di non rimandare ancora.
Il resto è venuto da solo.
E, a un certo punto, ho capito una cosa semplice: a volte non siamo noi a cercare un viaggio.
È il viaggio che sta cercando noi.
Di Paolo

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