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Maisha Marefu!

Michele
14 set
Tempo di lettura: 4 min

Dal Viaggio:Kenya tra safari ed esperienze autentiche

Di Michele


È sabato pomeriggio e domani sarà esattamente una settimana dalla fine del viaggio in Kenya.


Sono solo in casa e il silenzio è assillante. Chiudo gli occhi e, quasi senza volerlo, iniziano a riaffiorare i momenti trascorsi durante questa splendida avventura.


..Prima uno, poi un altro, poi un altro ancora.


E insieme ai ricordi compare un accenno di sorriso, che man mano si allarga sempre più mentre rievoco con l'immaginazione i volti di tutte quelle persone che, fino a pochi giorni prima, erano perfetti sconosciuti e che hanno contribuito a rendere quest'esperienza unica.


E allora, intorno ai loro volti, inizia a prendere forma anche quel posto magico che oggi fa parte dei miei ricordi più sentiti.


Rivivo sulla pelle la spensieratezza di chi vive con poco, ma sembra avere tutto: il dono della vita.

Penso all'amarezza di chi, non per sua scelta, è nato in un posto dove l'istruzione non è mai garantita e a quanto, spesso, quello che per noi sembra scontato possa essere invece un privilegio.


Rivedo l'ospitalità di gente capace di farti sentire parte di una grande famiglia, che si chiama umanità, offrendoti un pasto che probabilmente non potrebbe permettersi, ma per te lo fa, lo regala.


E poi l'oceano, con quei colori magici e le sue infinite sfumature di blu e di verde.

Il rumore incessante della pioggia che di notte mi svegliava, ma che sapevo sarebbe durato pochi istanti. Il sole incandescente, i colori della terra, così intensi e allo stesso tempo rilassanti, e gli animali della savana che senza curarsi minimamente della nostra presenza, ci ricordavano di quanto in realtà siamo piccoli esseri in un mondo dove la natura regna, figli di una catena evoluzionistica che si muove a piacimento, soprattutto per il volere dei più potenti.


E infine i bambini.


Forse sono loro l'immagine che più di tutte continua a tornarmi davanti agli occhi, vivida.

Il loro sorriso quando si emozionano nel vederti soffiare aria dentro un palloncino, lo stupore nel vederlo gonfiare sempre di più, come se quella fosse magia e tu fossi un mago venuto da lontano solo per rivelargli il segreto di quel trucco.


La meraviglia con cui guardano le bolle di sapone, che già sai che vorranno far scoppiare con le loro mani, seguita da fortissime risate. O mentre li abbracci perché vuoi semplicemente dar loro amore e così ricordi quello che ricevevi da mamma, papà o dai nonni quando eri piccolino... la felicità non è una colpa.


Quanto sono universali certe cose?


Non riesco a frenare le lacrime, ma sono presente.

"Essere amati non è una colpa", ripeto a me stesso, mentre danzo con loro e canto nella loro lingua di cui non conosco il significato, però sento cosa stanno dicendo, il mio cuore lo capisce.


Non scrivevo più un tema dai tempi del liceo, e di anni ne sono passati parecchi.

Eppure l'idea di sentirmi parte di un progetto in cui raccontare le proprie esperienze e le proprie emozioni, ha risvegliato quella creatività descrittiva che pensavo ormai non mi appartenesse più.


Forse avevo semplicemente bisogno di qualcosa da raccontare.

O forse di qualcuno a cui raccontarlo.

Le emozioni solitamente non si raccontano, ma mi sono promesso di farlo, per lasciare traccia di questa storia.


Scrivo con le lacrime agli occhi perché, mentre penso a quei giorni, mi rendo conto che i nomi che oggi scrivo su questa pagina erano, fino a poco tempo fa, soltanto nomi che non conoscevo.


Ludmilla, Niccolò, Martina, Alessia, Andreea, Fabiana, Floriana, RosaMaria, Alice, Fabio, Giorgia, Nicola, Maddalena e Angela.


Eravate degli sconosciuti.

Qui dei nomi scritti, lì le mie nuove persone.


Fin da subito, con ognuno di voi mi sono sentito me stesso.

È forse questa la cosa che più mi ha sorpreso del viaggio: quanto poco tempo possa servire per sentirsi a casa con delle persone che non hai mai visto prima.



Non pensavo che partire da solo avrebbe potuto regalarmi tutto questo.

Ho avuto il coraggio di fare quel passo, di lasciare per qualche giorno le mie certezze e partire senza sapere esattamente chi avrei incontrato.


E quel coraggio è stato ampiamente ripagato. Mi ringrazio, vi ringrazio.


Forse è per questo che il ritorno a casa non è mai stato così dolce, anche se scrivendo qui oggi, ne percepisco la difficoltà. Il peso delle mie dita a scrivere ogni parola, così evocative e malinconiche, che però mi parlano, raccontano con la mia voce rotta qualcosa di sensazionale che non voglio dimenticare.


Perché tornare significa ritrovare di nuovo ciò che conosci, ma anche accorgerti che una parte di te è rimasta in terre lontane, e oggi l'hai portata tra le cose note, ovvie, a una nuova versione evoluzionistica dell'io.


Vorrei poter tornare indietro, prima che la realtà torni a bussare alla porta con la sua voce ineluttabile.


Ma la vita prosegue.

E va in un'unica direzione.

Non possiamo tornare indietro, ed è per questo che affido la mia storia a queste pagine, perché forse risiede qui il senso di questa memoria.



Domani sarà una settimana.


E poi saranno due, tre..quattro..


Vi lascio tutto ciò, da custodire, con la speranza che le emozioni di questo cammino possano ispirare altri viaggiatori a fare un salto nel mondo.


Io nel frattempo rimango qui ancora un pò, altri 5 minuti, nei ricordi, nei racconti, nelle persone che abbiamo incontrato e in quel sorriso che compare ancora, quasi involontariamente, quando chiudi gli occhi e per un momento sono di nuovo lì:


In Kenya.

Con loro.

Con me stesso.


Maisha marefu!



Di Michele


Non riesco a frenare le lacrime, ma sono presente.

"Essere amati non è una colpa", ripeto a me stesso, mentre danzo con loro e canto nella loro lingua di cui non conosco il significato, però sento cosa stanno dicendo, il mio cuore lo capisce.
Foto di Michele: Kenya

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